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martedì 6 maggio 2008

L'abominevole atteggiamento dell'Europa nei confronti degli Ebrei prosegue nel Terzo Millennio. Tappa a Torino

La Fiera del Libro, che si tiene in questi giorni a Torino, è la cartina di tornasole del pessimo e abominevole rapporto che continua nel Terzo Millennio tra Europa ed Ebrei.

L'Europa è riuscita nel corso del '900, dalla Russia sovietica alla Gran Bretagna, dalla Svezia all'Italia (Spagna e Portogallo avevano già dato 500 anni prima) punto di snodo ma anche di convergenza da destra e da sinistra la Germania nazista, a liberarsi con un'unica soluzione finale ancorchè dilazionata nel tempo fuori dalla follia omicida del III Reich, degli Ebrei presenti sul proprio territorio, ridotti ora ad un'estremamente esigua minoranza.

Non paga, prima durante e dopo la fondazione dello Stato di Israele, il 14 Maggio 1948, non ha perso occasione per cercare di impedire, prima, e di ostacolare in tutti i modi poi, lo sviluppo, il radicamento, la crescita umana e materiale di quel popolo e di quello stato.

Il principale non detto e che pervicacemente continua a non dirsi da parte di antichi e nuovi antisemiti, è che lo Stato di Israele è stato fin dall'inizio incoraggiato e sostenuto unicamente dagli Stati Uniti d'America.

Non il popolo arabo che, ingannato dalla propaganda nazista, perdurante tuttora (vedasi ad esempio l'attuale Iran) avrebbe pur tratto un enorme vantaggio dalla presenza riconosciuta di un grande stato ebraico in quell'area.

Non Stalin, che pur avendo combattuto il nazismo e sacrificato milioni di vite umane a questo scopo, con Hitler aveva pur inizialmente concordato una convivenza pacifica in funzione del condiviso dominio sul mondo intero, a spese dei popoli minori, o delle inferiori razze.

E non l'Europa, appunto, che se non altro per riscattarsi dalla cattiva coscienza delle pur diffuse, anche in Gran Bretagna e in Francia, connivenze con il fascismo ed il nazismo, avrebbe potuto fare da levatrice del neonato stato ebraico.

E invece quella coscienza ha preferito lavarsela atteggiandosi ad amica dell'a suo dire espropriato popolo arabo di Palestina, in funzione anti ebraica, in stridente contraddizione con la pratica quotidiana attuale di rifiuto del diverso, non importa se islamico o buddista, quando presente sul proprio territorio, e ancora più nell'accusa rivolta agli Ebrei di Israele di comportamenti razzisti e nazisti, quando è proprio la stessa Europa che ha cacciato altrove gli Ebrei nel corso di tutta la sua più che bimillenaria storia, tranne poi non riconoscere loro neppure il diritto ad un qualsivoglia altrove.

Se dunque fin dal 1948 la rappresentazione che l'Europa ha dato dello Stato di Israele è quella di rappresentante degli interessi occidentali (opportunamente sorvolando sul dettaglio che occidentale è innanzitutto l'Europa) e americani, questa rappresentazione non è casuale, e continua ad essere messa in scena dalla massa crescente degli antisemiti di destra, di centro (perchè anche nella Chiesa Cattolica riemergono periodicamente rigurgiti di caccia ai deicidi) e di sinistra (non solo radicale o estrema) proprio per occultare l'assenza, la complice assenza dell'Europa nella storia recente del popolo ebraico in Israele, mimando al contempo una difesa dei diritti del popolo palestinese che è puramente di facciata, e in funzione principalmente antisemita, antiebraica, più che a favore di un reale progresso delle sorti anche, e contemporaneamente di quel popolo, e del popolo arabo nel suo insieme.

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