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mercoledì 16 gennaio 2008

Dai rifiuti di Napoli al rifiuto di Ratzinger, passando per Galileo e Popper

Finalmente qualcuno, più dotto e autorevole di me, l’ha messo nero su bianco: una contrapposizione di idee non è paragonabile ad un tribunale penale, in cui il ‘perdente’ finisce in prigione, accecato o sul rogo!

Il Cardinale della Controriforma e Karl Popper

Lunedì 14 gennaio, al Tg2 delle 20.30, un fantasioso giornalista, nel dar conto della contestazione di docenti e studenti della “Sapienza” contro la visita di Benedetto XVI, ha creduto bene di ricostruire la vicenda di Galileo Galilei e dei suoi “problemini” con la Chiesa, a beneficio del grande pubblico televisivo. Certo, la vulgata ottocentesca ha accentuato i termini dello scontro in senso anticlericale; certo, Galileo non era portatore di prove in quel momento inconfutabili; certo, non è finito bruciato sul rogo (come Giordano Bruno); ecc. ecc.: tutto bene. Quel che, tuttavia, non funziona è paragonare il nostro grande scienziato ad un signore un po’ troppo rigido sulle sue posizioni, e accreditare il Cardinale Roberto Bellarmino, uno dei padri della Controriforma, quale – parole testituali – «Popper ante litteram», per aver consigliato a Galileo di presentare le sue tesi come mere ipotesi e non come rappresentazioni della realtà. Insomma, il Cardinale Bellarmino, un uomo di grande fede e intelligenza, ma anche di un’intransigenza formidabile, un pilastro della Chiesa al tempo dell’Inquisizione, sarebbe un apostolo della «società aperta». Ma, dico: stiamo scherzando? E poi ci lamentiamo se i nostri ragazzi all’Università non s’iscrivono a Fisica o a Matematica; se le scienze dure sono sistematicamente disertate dai giovani; se i talenti se ne vanno nei laboratori americani. Perché mai dovrebbero restare in un paese che, anziché celebrare i suoi maggiori intellettuali di rango planetario, promuove come «liberali» coloro che li perseguitarono, partendo dal presupposto che, sul momento, non era ben chiaro chi avesse ragione e chi avesse torto? Comunque, circa il futuro della ricerca scientifica, possiamo stare tranquilli: 1,3 miliardi di cinesi e 1,1 miliardi d’indiani, con i loro campus tecnologici ormai di altissimo livello, penseranno a colmare i vuoti lasciati da europei o americani nuovamente sedotti, dopo secoli, dal primato della teologia. Ce ne accorgeremo assai presto.

Roberto Balzani
Presidente Associazione Mazziniana Italiana

tratto da http://www.politicaonline.net

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