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nelle pagine dell'archivio si ritrova la storia di
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dal 1996 al 2000
(i link alle pagine web o alle immagini possono risultare datati e dunque errati)


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venerdì 24 agosto 2007

Qualcuno volò sul nido del cuculo, a Pechino. Ma c’è chi non concorda

La dottrina del ‘fare assieme’ di Renzo De Stefani (Trento)

C’è a chi piace e a chi no.

Ne vogliamo discutere? E’ aperto un thread sul forum Al di là del Bene e del Male

Questo forum si chiama “al di là del bene e del male” perchè originariamente pensato come il forum dedicato alla “follia”, alle situazioni di disagio estreme, a ciò che comunemente viene fatto rientrare nel dominio della psichiatria, e della “salute mentale”.

Proviamo a riprendere il discorso da qui, e chi se la sente intervenga a dire la sua.
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Inizia tutto l’8 Agosto 2007.

Contro i pregiudizi della malattia mentale, partono da Mestre per la Cina
L’8 agosto pazienti, operatori e familiari partono da Mestre per la Cina
Repubblica.it seguirà il progetto di “Le parole ritrovate” e “Anpis”
Da Venezia a Pechino, viaggio in treno
contro i pregiudizi della malattia mentale
di FEDERICA MACCOTTA

Da Venezia a Pechino, viaggio in treno
contro i pregiudizi della malattia mentale

Un viaggio da pazzi. Da Venezia a Pechino, in treno. Attraverso l’Ungheria, la Russia, la Mongolia. Sulle orme del viaggiatore per eccellenza, quel Marco Polo che più di settecento anni fa è partito alla scoperta dell’Altro. E’ la sfida di 208 persone, che il 28 agosto lasceranno Mestre alla volta della Cina. In 208, tra pazienti psichiatrici, operatori della salute mentale e familiari, da dodici regioni italiane.

Non è un viaggio “normale” né un treno ordinario, quello messo in piedi dal movimento Le parole ritrovate e dall’Anpis (le polisportive che si occupano di salute mentale sotto la sigla Associazione nazionale per l’integrazione sociale). E’ un viaggio speciale, che sintetizza la filosofia degli organizzatori - il fare assieme, coinvolgendo tutti i protagonisti della realtà della malattia mentale - e che si propone di andare a scoprire le diversità di mondi distanti migliaia di chilometri, abbattendo i pregiudizi.

http://www.repubblica.it

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Interviene l’ Associazione Psichiatri Italiani

I familiari: ”Quel treno per Pechino svia dai veri problemi dei malati mentali”
Napoli, 10 agosto 2007. ”Siamo campo di rapina per notizie sensazionali”. Associazione psichiatri: “Operazione di propaganda. Il ministro Turco non perda il contatto con la dura realtà assistenziale italiana, venga a informarsi in che condizioni operiamo”





Quel “treno speciale per Pechino” non piace a tutti. Non piace ad alcuni familiari di persone disabili mentali, che hanno espresso la loro “indignazione” in una lettera indirizzata all’Associazione italiana psichiatri. L’idea del treno partito ieri da Venezia con il coinvolgimento di 216 persone tra malati, familiari, volontari, medici, infermieri e assistenti sociali che, attraverso diverse tappe intermedie “dove esistono ancora i manicomi”, raggiungeranno in 20 giorni la capitale cinese per “lottare contro lo stigma”, è patrocinato dal ministero della Salute. L’organizzazione è del movimento Le parole ritrovate e dall’Associazione nazionale polisportive per l’integrazione sociale (Anpis). Sul treno c’è anche una troupe con il regista Giovanni Piperno, per realizzare un film-documentario sul viaggio, che verrà prodotto da Rai Cinema e Ministero della Salute.
“Gli operatori e il Ministro della Salute dovrebbero battersi per curare quei tanti “matti alla deriva che navigano senza cure nello stato italiano” invece di portare all’attenzione del grande pubblico queste iniziative che sul piano pratico hanno solo un valore di difesa dell’immagine e di sviare ad ogni costo i mass media sui veri problemi dei malati mentali” scrive un familiare, A.T., nella sua lettera. Secondo il quale “questi utenti della salute mentale sono campo ormai di rapina per dare notizie sensazionali, ma poco consone alla realtà. Come familiare mi sento veramente indignato per le notizie rimbalzate sui media”.
Il riferimento, oltre al treno per Pechino, è anche alla notizia “di alcuni mesi fa, riguardante l’attraversamento dell’Oceano da parte di un equipaggio che sarebbe stato composto esclusivamente da un equipaggio di ‘matti trentini’. E’ deprecabile anche l’uso del termine ‘matto’, che stigmatizza. Ma di questo nessuno parla correttamente.
Mi stupisco che, pur di propagandare un’idea di normalità a tutti i costi, si diffondano notizie simili. Per giunta con questa terminologia che ricorda tanto quella foto di un dipinto di Gericault, pubblicata guarda caso in uno dei libri dell’antipsichiatra/psichiatra Basaglia: chissà oggi cosa direbbe…”
A queste si aggiungono le considerazioni dell’Associazione italiana degli psichiatri, che punta l’incide sulla natura eminentemente propagandistica e di facciata dell’operazione: “Se fossimo manager di un’azienda, immaginiamola di navi da crociera, invece che producer organizzativi, per promuovere ‘il bene salute mentale’ per l’utenza da noi servita, assai ci compiaceremmo con il nostro funzionario responsabile del settore ‘Creatività, Propaganda, Pubblicizzazione del Prodotto’ e anche con il capo dello ‘Ufficio Relazioni col Pubblico e con l’Esterno’ per il risalto che è stato dato all’iniziativa (meglio che ‘progetto’, anzi perché progetto?) ‘Quel treno speciale per Pechino’.
La campagna di stampa ha funzionato a dovere, ottimi copywriter hanno spremuto al meglio le meningi per far sì che l’idea creata dallo “Ufficio Promozione e Vendita” sia stata propagandata così bene da essere addirittura esportata, in Cina poi, e tramite una mostra itinerante.
Naturalmente non siamo manager e, soprattutto, non vendiamo ‘pacchetti crociera tutto compreso’, ma siamo solo operatori dei servizi pubblici della tutela della salute mentale che ogni giorno del loro impegno professionale si chiedono: ‘Abbiamo fatto quanto umanamente in nostro potere per ridurre almeno d’un minimo il disagio psichico delle persone a noi particolarmente affidate?’. Non sempre possiamo rispondere affermativamente, talvolta nemmeno per quella che è la nostra personale responsabilità.
Jim Morrison dei Doors molti anni fa e prima di morire ha lasciato questo messaggio: “Spesso quello che vedo non è affatto quello che accade”. Anche per l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica in Italia può valere questa triste riflessione, che, invece, dovrebbe porsi ogni giorno la ministra della Salute se non vuole “dissociarsi” perdendo il contatto con la dura realtà assistenziale italiana.
Ha provato il signor ministro a chiedere ai malati come stanno? E ai loro familiari di cosa hanno bisogno e cosa temono maggiormente per il futuro del loro congiunto? E’ venuto mai da un campione ’significativo’ di operatori della salute mentale (medici, infermieri, organizzazioni sindacali) per informarsi in che condizioni questi si trovino ad operare?
Non sono ottimistici i riscontri che reperiamo dalle figure succitate e da ogni parte d’Italia, non solo dal profondo sud svantaggiato, ma abbiamo scoperto che esiste anche un…”profondo nord” in grossa difficoltà nell’erogazione di servizi assistenziali, terapeutici e riabilitativi ai loro malati e alle loro famiglie.
Pertanto dev’esser considerata lodevole l’iniziativa del treno (ancorché “speciale”, perché poi speciale?), ma il manager dev’essere al corrente che è solo un settore della sua attività che va a gonfie vele: se vuole sapere com’è la realtà concreta e produttiva, si sporchi le mani e scenda ‘nell’officina’ o, per continuare con la metafora dell’azienda di navigazione, si approfondisca anche nelle stive delle sue bellissime navi bianche.
Il tutto finalizzato a che quello stesso manager non si senta il padrone di “La fabbrica della follia” (Serie politica 26 - Einaudi 1971, 4a ed., 1975, a cura dell’Associazione per la lotta contro le malattie mentali - Sezione autonoma di Torino)”. (ep)

© Copyright Redattore Sociale
Fonte: Redattore Sociale, sito web www.redattoresociale.it

http://www.aipsimed.org/?q=node/537
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Il 24 Agosto la comitiva arriva a Pechino

venerdì 24 agosto 2007

La dottrina del ‘fare assieme’, di Renzo De Stefani ha portato a Pechino 211 disabili psichiatrici

Il convoglio era partito da Mestre l’8 agosto sulle Orme di Marco Polo
Ecco Pechino, treno dei matti a destinazione
Nelle carrozze 211 disabili psichiatrici, operatori, volontari e giornalisti per combattere i pregiudizi sulla malattia mentale

Corriere della Sera, 23 agosto 2007

PECHINO - Alle 19.15, le 13.15 ora italiana, il «treno dei matti» è finalmente giunto a destinazione. A fare gli onori di casa e accogliere lo speciale convoglio alla stazione centrale di Pechino l’ambasciatore d’Italia, Riccardo Sessa. Il marciapiede davanti al K614 delle ferrovie cinesi si è subito animato: striscioni, urla di gioia per la riuscita dell’impresa e le note dell’Inno di Mameli cantate a squarciagola. Sono finalmente arrivati i 211 cittadini italiani - disabili psichiatrici, operatori, familiari, volontari e giornalisti provenienti da tutta Italia - partiti da Mestre l’8 agosto scorso sulle orme di Marco Polo con lo scopo di contrastare e ridurre lo stigma e i pregiudizi nei confronti della malattia mentale.

A sostenerli e a fare da collante la dottrina del «fare assieme», da molti anni proposta dal direttore del Dipartimento di salute mentale di Trento, Renzo De Stefani, e dalla sua equipe come strumento di prevenzione e cura. «Fare assieme» – in questo caso – è compiere un viaggio simbolico per lanciare una sfida ancora più difficile e dare visibilità al principio base di questa filosofia: la valorizzazione della responsabilità personale, della partecipazione di utenti, operatori e familiari.

A Budapest, Mosca, Irkutsk, Ulan Bator ed Erliang ci sono state le soste più lunghe e significative del viaggio, occasioni per visitare musei, passeggiare sulle rive del lago Baikal, fare acquisti nei mercati tipici, assaggiare i prodotti locali, fare incontri importanti. Le carrozze che li hanno ospitati si sono spesso trasformate in microcosmi di sperimentazione e scambio. Insieme, i protagonisti di quest’avventura hanno praticato lo yoga, parlato di politica, occupato il vagone ristorante per improvvisare una spaghettata durante il controllo doganale, creato gruppi di auto-aiuto per smettere di fumare, recitato il rosario, istituito corsi di uncinetto, seguito lezioni di fotografia tenute dal regista Giovanni Piperno. Quest’ultimo, già vincitore al Torino Film Festival nel 2003, racconterà il viaggio in un film-documentario di 80 minuti finanziato dal Ministero della salute, presente all’iniziativa anche nella persona del consigliere Marco D’Alema.
E dopo la visita alle celebri grotte Yungang, nello Shanxi, hanno affrontato l’ultima tappa del loro viaggio in treno: da Datong a Pechino.

Poco più di 350 km percorsi in circa sei ore. Quando la fatica del viaggio già si faceva sentire. Perciò in moltissimi hanno optato per trascorrere le ultime sei ore di viaggio dormendo per recuperare le forze. A tratti, nei tre vagoni riservati alla comitiva, solo il rumore del treno sulle rotaie. Le voci di chi ha preferito restare sveglio, invece, contengono mille domande su come sarà davvero questa Cina e su come saprà accoglierli. Nonostante non siano mancati piccoli problemi quotidiani, conflitti e divergenze, tutti concordano sul fatto di aver condiviso un’esperienza indimenticabile, che li ha arricchiti e ha dato loro la possibilità di vivere emozioni indescrivibili. Sensazioni che molti partecipanti non avrebbero mai pensato di poter incontrare.

Rosalia, 50 anni, non era mai uscita dalla sua Palermo. Dice che grazie a questo viaggio nei suoi occhi c’è qualcosa di nuovo e sottolinea che il valore aggiunto di questa avventura è il suo carico di speranza. Luigi è entusiasta della cordialità dei mongoli e dei cinesi ed è felice che il suo gruppo del nord Italia si sia piacevolmente mescolato con quello partenopeo. Anche questo può essere annoverato tra i risultati positivi dell’iniziativa.

Quello che invece ha segnato profondamente l’esperienza di Carlo è il contrasto tra l’essere costretti negli angusti locali del treno e il visitare gli spazi sconfinati del continente asiatico. Percorrendo i corridoi dei vagoni si incontra anche Francesco, 9 anni, il più piccolo del gruppo. All’inizio non voleva nemmeno salire sul treno perché aveva paura di annoiarsi stando rinchiuso tutto quel tempo. Ora, invece, è contento di essersi lasciato convincere. Ha conosciuto molte persone nuove e si diverte a spifferarne i segreti, compresa una storia d’amore sbocciata tra le carrozze dirette a Pechino. Mancano totalmente, nel suo sguardo di bambino, la paura e i pregiudizi di tanti adulti che costruiscono muri invalicabili tra una presunta normalità e il mondo della follia.

Nei prossimi giorni la speciale comitiva di turisti visiterà le principali attrazioni della capitale cinese: la Città Proibita, il Tempio del Cielo, il Palazzo d’Estate e la Grande Muraglia. E lunedì di nuovo tutti a casa, questa volta con un banale biglietto aereo.

Giada Messetti

Corriere della Sera, 23 agosto 2007

http://www.corriere.it

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